Dario Citati commenta per la radio “Voce della Russia” il discorso di Putin


Dario Citati, direttore del Programma di ricerca “Eurasia” dell’IsAG, è stato intervistato da “La Voce della Russia” a proposito del discorso di Putin all’Assemblea Federale. Qui di seguito potete leggere la trascrizione dell’intervista. L’intervista può essere riascoltata cliccando qui.

Da Mosca “La Voce della Russia”!

Il presidente Putin il 12 dicembre ha rivolto il suo messaggio annuale all’Assemblea Federale. Anche questa volta il discorso si è tenuto nel giorno della Costituzione russa. Putin ha toccato i problemi interni del Paese, ha parlato di sanità, immigrazione, rapporti interetnici, natalità e della questione degli off-shore.

Per approfondire la parte del discorso di Putin riguardante i rapporti internazionali e il ruolo della Russia nella politica mondiale, “La Voce della Russia” si è rivolta a Dario Citati, direttore del programma di ricerca “Eurasia” dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e redattore della rivista “Geopolitica”.

Corrispondente: Dopo l’analisi delle problematiche interne al Paese, il presidente Putin è passato ai rapporti internazionali. Ha iniziato parlando del posizionamento della Russia nel contesto mondiale: “Siamo sempre stati orgogliosi del nostro Paese, ma non abbiamo mai preteso di essere una superpotenza, un’egemonia regionale o mondiale. Non imponiamo a nessuno il nostro patrocinio. Non insegniamo agli altri come vivere. Cercheremo di essere dei leader, difendendo il diritto internazionale e rispettando la sovranità degli stati. Questo è naturale se prendiamo in considerazione gli innumerevoli popoli che vivono uniti nel nostro Stato”.

Come potrebbe commentare la posizione del presidente?

Citati: Credo si possa giudicare come una riaffermazione della dottrina dell’”estero vicino”, che non è stata elaborata dal presidente Putin ma che in lui, ha trovato una linfa importante a partire già dal suo primo mandato. E’ una dottrina che vede la Russia in un ruolo di protagonista soprattutto nelle aree ad essa adiacenti come con la comunità degli stati indipendenti ed in special modo con quelli dell’asia centrale.

Da questo punto di vista, la Russia, ormai da 10 anni, interviene e partecipa in diversi formati internazionali come l’Organizzazione del Trattato della Sicurezza Collettiva, o l’Organizzazione della Cooperazione di Shangai dove si nota la volontà, di agire attivamente negli scenari geopolitici vicini. Al contempo, questa posizione si coniuga con l’affermazione convinta della necessità di un approccio multipolare su scala globale. Ormai dal famoso discorso di Monaco nel 2007, si può dire che questa posizione costituisca il leitmotiv del presidente Putin ed in generale della politica estera della Federazione Russa.

Io credo che uno dei banchi di prova di quest’approccio, sarà proprio l’Afghanistan. Come noto nel 2014 ci sarà il ritiro delle truppe occidentali e tutti i Paesi confinanti sono preoccupati per le sorti del Paese e l’Afghanistan è proprio un anello di congiunzione tra questi due elementi che, costituiscono la base della dottrina della politica estera di Putin ovvero: la stabilità regionale ma con concertazione internazionale.

L’Afghanistan, che non è stato citato direttamente nel discorso di oggi, rappresenta un caso in cui la Russia deve agire come attore regionale, ma anche di concerto con le altre potenze mondiali. Si potrebbero citare dei tentativi, che hanno per ora riscosso successo, di stabilire un partenariato con la NATO.

Bisogna poi ricordare l’importanza della misura multinazionale della Federazione Russa, che è un esempio abbastanza importante della coscienza geopolitica dello stato russo, con riferimento ai diversi popoli che abitano la Russia. Molto spesso in Europa ci si dimentica che la storia dello stato russo si intreccia e si confonde con quella dell’impero russo. Da un punto di vista geografico, la Russia non ha mai rappresentato una regione in senso stretto, ma è il frutto di conquiste imperiali che hanno visto la costituzione, non di uno stato nazione, ma di uno stato multietnico.

La necessità di mantenere l’armonia di tutti i soggetti federali è un secondo aspetto molto importante di questa dichiarazione.

Corrispondente: Il presidente ha parlato dei valori tradizionali, di come nel mondo vengano cancellati molti valori nazionali. Ha poi aggiunto: “noi sappiamo che al mondo ci sono sempre più persone che appoggiano la nostra posizione nel difendere i valori tradizionali, che per millenni hanno rappresentato la base spirituale di ogni popolo. I valori della famiglia, della vita umana, la vita religiosa, i valori della varietà del mondo.” Che cosa ne pensa Lei peronalmente?

Citati: E’ sicuramente vero che le posizioni recentemente espresse dalla Federazione Russa, intercettano una fetta consistente dell’opinione pubblica europea ed anche statunitense. Una fetta poco rappresentata e sensibile a temi quali la ricerca della famiglia, delle identità culturali e soprattutto del ruolo della religione nello spazio pubblico.

Si può ricordare che l’ultimo rapporto dell’OCSE sulle discriminazioni contro i cristiani in Europa, ne ha segnalato un aumento preoccupante e la posizione russa viene vista perciò favorevolmente da una parte significativa e poco rappresentata sui mass media.

Ci sono però degli aspetti critici: in primo luogo la posizione del governo russo viene spesso banalizzata e spesso demonizzata dai media occidentali. Il secondo aspetto riguarda chi guarda invece con favore alle posizioni russe in difesa della famiglia e dei valori religiosi e tradizionali.

In alcuni settori dell’opinione pubblica, con magari una minor conoscenza della realtà russa, si crede che tali dichiarazioni abbiano una valenza strumentale, questo perché la Russia e Putin vengono ancora legati al passato sovietico…

Ciò non toglie che il conservatorismo europeo, che sembra essere scomparso dai mass media, trova nella Russia una sponda dove andare.

Corrispondente: Il Presidente ha poi continuato il suo discorso definendo la propria posizione conservatrice. Ha poi citato le parole del filosofo russo Berdiaev secondo il quale il conservatorismo non è un ostacolo per lo sviluppo verso l’alto, ma un ostacolo per la direzione verso il basso ed il regresso. Condivide questo approccio?

Citati: Sì, bisogna dire che nel clima culturale, che caratterizza oggi i Paesi europei, la stessa parola conservatore sembra quasi un insulto. Nella condizione comune, il conservatore è visto come chi si oppone al progresso o ha una posizione oscurantista ed immobilista. Si tratta di una posizione caricaturale del conservatorismo.

Oltre a Berdiaev, che è oggi uno dei filosofi russi maggiormente conosciuti in Europa, la posizione del conservatorismo è forse meglio espressa da un altro autore russo del secolo precedente a Berdiaev, lo storico Vasilij Kliucevskij.

Kliucevskij sosteneva che il vero progresso consiste nel trasformare l’obiettivo raggiunto in uno strumento per raggiungere il prossimo obiettivo. Ciò lascia intendere che un vero progresso vada inteso a partire dall’ ancoraggio ad un’idea di tradizione. Il progresso, in quest’ottica, non consiste in una rottura dal passato, ma in un miglioramento del presente.

Si tratta di un aspetto molto importante anche per mantenere il legame fra le generazioni. La memoria storica, non va abbandonata, dove si concepisce il progresso come una rottura rispetto al passato, implicitamente si getta fango sulla memoria dei padri e delle generazioni che ci hanno preceduto.

Questo conservatorismo, fa comunque parte dell’Europa, si pensi al diritto romano ed al concetto di mos maiourm, ovvero il rispetto delle consuetudini. Tale rispetto non implicava che ci si dovesse opporre al progresso, ma neanche che tutte le novità fossero positive. Da questo punto di vista la Russia può essere presa in considerazione, se pur da un punto di vista critico, per un conservatorismo sano che non escluda il cambiamento ed il progresso.

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