La crisi del debito italiano: D. Scalea a Radio Italia IRIB


Daniele Scalea, segretario scientifico dell’IsAG, è stato intervistato da Radio Italia dell’IRIB a proposito della crisi del debito italiano. L’articolo originale si può leggere cliccando qui. Di seguito la registrazione audio e la trascrizione.

 

Il presidente Giorgio Napolitano ha dato l’incarico di formare il nuovo governo al signor Mario Monti. Secondo molti analisti indipendenti italiani, Monti sarebbe l’uomo di fiducia della BCE imposto all’Italia. Qual è il suo parere in merito?

Questa è l’opinione non solo di commentatori italiani, ma anche di molti stranieri, ed è un’opinione che personalmente condivido. Quello che è successo in Italia è accaduto, esattamente negli stessi giorni, anche in Grecia. Un problema legato al debito nazionale rischiava di travolgere altre nazioni, anche grandi potenze come Francia e Germania, esposte tramite le loro banche al debito italiano e greco. Nazioni più forti, con maggiori leve politico-finanziarie, sono riuscite a commissariare i paesi minori, l’Italia e la Grecia: hanno imposto governi cosiddetti “tecnici”, la cui agenda – al di là dei proclami ufficiali – è chiara, e consiste nel garantire la solvibilità del debito pubblico. Garantire, dunque il trasferimento di ricchezza dall’Italia e dalla Grecia verso i creditori: banche interne a questi due paesi (anche moltissimi piccoli risparmiatori possiedono buoni del Tesoro in Italia, ma guardando all’aggregato del debito pubblico la quota da loro detenuta rappresenta una percentuale piuttosto bassa), ma soprattutto creditori esteri. Dunque, ricapitolando: questi governi “tecnici” devono garantire il trasferimento all’estero di ricchezze, non provenienti dalle casse pubbliche, che ormai sono vuote, ma dalla società, dai privati, i cui risparmi sono prelevati tramite tassazione e conservati per il fine ultimo (il pagamento del debito) tagliando i servizi sociali.

Alcuni leggono gli ultimi cambiamenti a livello di governo come una “offensiva esterna” contro l’Italia. Cosa ne pensa?

Come accennavo l’Italia, pur essendo fortemente indebitata a livello pubblico (statale), in realtà ha un bassissimo debito privato. Se si guardasse al debito aggregato (privato più pubblico) si noterebbe che in Europa, tra i grandi paesi, solo la Germania è messa meglio dell’Italia. L’Italia possiede un grande bacino di risparmi privati che, in una fase di crisi mondiale di liquidità, fanno gola a molti. Si è perciò usato il debito pubblico come grimaldello per accedere a queste riserve finanziarie, detenute dalle famiglie italiane, che saranno immesse nel sistema bancario internazionale (anche italiano, quindi, ma principalmente straniero). L’Italia, si può dire, è rimasta vittima della sua debolezza politica: la sua forza finanziaria privata sarà saccheggiata, impoverita, sfruttando la fragilità e la ricattabilità dello Stato.

Alcuni puntano il dito contro il legame di Monti con la banca Goldman Sachs. Perché?

Perché c’è un evidente caso di conflitto d’interessi. In Italia siamo abituati a convivere col conflitto d’interessi, uno dei temi predominanti a livello politico nel periodo di Berlusconi, dunque negli ultimi vent’anni circa. Il problema si ripropone, anche se per il momento è meno pubblicizzato. Abbiamo il nostro nuovo presidente del Consiglio Monti che è advisor di Goldman Sachs. Secondo il quotidiano “Milano Finanza”, ci sarebbero forti sospetti che la speculazione degli ultimi giorni, che ha fatto schizzare in alto lo spread BTP-Bund portando alla caduta del governo Berlusconi, sarebbe stata alimentata proprio da Goldman Sachs. Referente di Monti alla BCE è un altro ex alto dirigente di Goldman Sachs, Mario Draghi: secondo quanto scritto dal quotidiano “Libero”, in quegli stessi ultimi giorni di governo Berlusconi Draghi avrebbe tagliato gli acquisti di BTP da parte della BCE, lasciando lo spread alzarsi fuori controllo. Questo caso di conflitto d’interessi e di manovre poco chiare meriterebbe senz’altro d’essere approfondito, per capire se ci sia stata una collusione finalizzata a forzare il cambiamento di governo in Italia, e se in futuro saranno fatti dei favori a questo istituto finanziario, o se i governanti saranno integerrimi ed ignoreranno il loro legame personale con Goldman Sachs.

Secondo lei cosa dovrebbero ancora aspettarsi i cittadini italiani?

L’essenza dell’agenda politica, al di là di ciò che viene proclamato pubblicamente, credo sia quella che ho più o meno già descritto: garantire la solvibilità dell’Italia tramite un massiccio trasferimento di ricchezza dai risparmiatori al sistema bancario internazionale, passando per lo Stato indebitato, inasprendo la pressione fiscale e tagliando i servizi a famiglie ed imprese. Ciò, evidentemente, avrà delle conseguenze sull’economia italiana. Misure deflattive, di rigore fiscale – diciamo pure depressive – in una fase di crisi economica internazionale non faranno che acuire la tendenza negativa. Se, come sembra, si diminuiranno i salari, si alzerà l’IVA e s’inasprirà la pressione fiscale, i consumi scenderanno. E’ vero che l’Italia è orientata principalmente verso l’esportazione, e bisognerà vedere se il taglio dei costi di produzione tramite la diminuzione dei salari, dando una spinta alle vendite all’estero, riuscirà a compensare il calo delle vendite all’interno. Ma anche se ciò avvenisse, lo si sarebbe ottenuto a spese del tenore di vita di gran parte della popolazione italiana. Nello scenario peggiore avremo una stagnazione o peggio recessione economica. La Grecia, che prima di noi si è trovata avviluppata dalla crisi del debito ed ha adottato la ricetta del rigore imposta dall’UE e dalla BCE, già da alcuni anni è in pesante recessione. Il rischio è dunque che l’indebitamento statale si ripercuota sull’economia reale italiana, devitalizzandola e rigettandola nella stagnazione/recessione da cui stava faticosamente uscendo.

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