«Il discorso di Putin all’ONU è stato moderato e costruttivo»: Tiberio Graziani a ITAR-TASS


Tiberio Graziani, Presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), ha rilasciato un’intervista per l’Agenzia russa di informazione ITAR-TASS. Il commento del Presidente Graziani è riportato in un articolo del 29 settembre 2015 dal titolo Il parere degli esperti: l’intervento del leader russo presso le Nazioni Unite ha fornito molteplici spunti di riflessione.

Il testo in lingua originale può essere consultato cliccando qui.

Tiberio Graziani ha espresso le sue considerazioni a proposito del discorso tenuto dal Presidente russo Vladimir Putin presso le Nazioni Unite a fine settembre 2015, definendo l’intervento del leader del Cremlini come complessivamente moderato. Le sue parole inducono infatti a riflettere sulla possibilità di una risoluzione non armata dei conflitti in Siria, mentre non si può certamente riscontrare la stessa pacatezza nell’intervento del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il quale ha ribadito con veemenza di essere disposto ad un’azione unilaterale. «Posizioni così diverse» ha affermato Graziani, «non fanno altro che compromettere non solo il destino di Assad, quanto piuttosto le sorti dell’Ucraina».

Inoltre, l’iniziativa della Francia di bombardare le postazioni dell’ISIS senza un piano preciso ha ulteriormente complicato la già precaria condizione della Siria. «Tutte queste dinamiche hanno, senza dubbio, un impatto negativo sul delicato equilibrio tra USA e Federazione Russa» ha poi aggiunto il Presidente IsAG. Secondo Graziani, discrepanze ideologiche così evidenti andrebbero superate attraverso una consapevole azione diplomatica. Per quanto concerne l’intervento della Francia in Siria, Graziani ha sottolineato infine quanto quest’ultimo ricordi per vari aspetti le precedenti operazioni in Libia, quando Parigi decise di muoversi autonomamente. «Iniziative di questo tipo non sono destinate a ricevere grandi consensi» ha concluso, lasciando intendere che, nell’ottica del raggiungimento di un equilibrio internazionale, risoluzioni affidate ai singoli Stati risultano essere inefficaci e controproducenti.

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