Dario Citati in Polonia alla conferenza OSCE di Varsavia


A fine settembre 2016 Dario Citati, Direttore del Programma di ricerca “Eurasia” dell’IsAG, ha preso parte come relatore allo Human Dimension Implementation Meeting di Varsavia, la conferenza annuale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), che si è tenuta dal 19 al 30 settembre nella capitale polacca.

Citati ha parlato alla sessione di lavoro n. 10 di lunedì 26 settembre, dedicata al tema delle minoranze nazionali, con un intervento incentrato sulla situazione del Kazakhstan. In qualità di studioso ed esperto dell’Asia centrale, Citati ha illustrato la peculiarità di questo Paese, l’unico dell’ex Unione Sovietica in cui al momento dell’indipendenza la nazionalità “titolare” della Repubblica – cioè la popolazione etnicamente kazaka – non costituiva la maggioranza in uno Stato che ospitava d’altronde oltre un centinaio di etnie. Questa peculiarità ha incentivato le istituzioni a elaborare un modello di Stato e di società fondato esplicitamente sulla coesistenza interetnica e sul tentativo di elaborare una identità civile sovranazionale (“kazakhistana”) che unifichi le diverse componenti del Paese a prescindere dalla propria specificità etnica.

Sul piano religioso, nel contesto internazionale odierno il Kazakhstan si contraddistingue per un elemento degno di nota: si tratta di uno dei pochi Paesi a maggioranza musulmana ove la minoranza cristiana vive in condizioni di tranquillità e di rispetto, come emerso da testimonianze raccolte sul campo. L’approccio laico delle istituzioni pubbliche, così come una spiccata simpatia verso l’Occidente, rendono in questo senso la Repubblica centroasiatica quasi un unicum in un mondo islamico in cui i cristiani sono spesso vittime di persecuzione.

Infine, il caso kazako costituisce, secondo Citati, un termine di confronto importante anche per i problemi che attualmente interessano l’Europa relativamente alla tematica dell’immigrazione. Il rischio che oggi corrono i Paesi europei è infatti la formazione di blocchi comunitari etno-religiosi chiusi, con usanze proprie e talora incompatibili con le leggi locali, in conseguenza di un malinteso “rispetto della diversità” che trova terreno fertile nella mancanza di valori comuni presso la popolazione autoctona. Il rispetto per le minoranze, come l’esperimento del Kazakhstan in parte suggerisce, è invece possibile solo in conseguenza di una integrazione di base che avviene quando il Paese che accoglie mostra un’identità forte e radicata nella propria storia.

Il testo dell’intervento di Dario Citati può essere letto sul sito dell’OSCE cliccando qui.

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